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| Jason Moran e Alicia Hall Moran fotografati su L’Uomo Vogue, ottobre 2008 |
Milano fatica a costruire un panorama jazzistico auto-sostenibile e ribollente; poche le eccezioni: Blue Note, La Salumeria della Musica, la serie Aperitivo in Concerto del Teatro Manzoni. Proprio al Blue Note settimana prossima va in scena una bella doppietta. Il 10 novembre vi suona l’ottimo Robert Glasper: ne parleremo più avanti. Per ora, focus sull’11 novembre quando in Via Borsieri approda un altro pianista, Jason Moran, 35enne texano trapiantato a New York, dove vive con la moglie, il soprano Alicia Hall Moran, e i loro gemelli. Col bassista Tarus Mateen e il batterista Nasheet Waits forma il trio The Bandwagon, che propone un jazz intelligente e contemporaneo. È tra i 23 “creativi eccellenti” premiati con una MacArthur Fellowship. Mai pedante, mescola politica, educazione civica, filosofie pittoriche, oltre alle riletture a volte oblique dei sound più disparati (dal funk al gospel all'opera). Ha innumerevoli album all’attivo, progetti multimediali, collaborazioni con performance artists. Gli abbiamo parlato a pochi giorni dalla data milanese.
L’Uomo Vogue: Ipotizzo che il cardine del tuo concerto sarà “Ten”, l’album che celebra il decimo anniversario di The Bandwagon e che l’etichetta Blue Note ha pubblicato da poco: è così? Con che criterio metti insieme le tue scalette?
Jason Moran: «Gran parte delle nostre esibizioni di questo periodo è dedicata a Ten ma abbiamo anche in programma brani come “Ice cream castles” di The Time e “Blessing the boats” di Alicia Hall Moran. Il nostro repertorio non è mai preconfezionato, le decisioni le prendiamo mentre suoniamo.
L’Uomo Vogue: Ipotizzo che il cardine del tuo concerto sarà “Ten”, l’album che celebra il decimo anniversario di The Bandwagon e che l’etichetta Blue Note ha pubblicato da poco: è così? Con che criterio metti insieme le tue scalette?
Jason Moran: «Gran parte delle nostre esibizioni di questo periodo è dedicata a Ten ma abbiamo anche in programma brani come “Ice cream castles” di The Time e “Blessing the boats” di Alicia Hall Moran. Il nostro repertorio non è mai preconfezionato, le decisioni le prendiamo mentre suoniamo.








