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venerdì 12 novembre 2010

I riccioli di Ksenia, la cultura e il cinema

Ksenia Rappoport fotografata per L’Uomo Vogue da Piotr Titarenko, settembre 2009
Pochi giorni fa ci eravamo visti di sfuggita al Festival di Roma, dove presentava fuori concorso “Il padre e lo straniero” , il nuovo film di Ricky Tognazzi - tratto da un romanzo di Giancarlo De Cataldo - in cui recita accanto ad Alessandro Gassman e Amr Waked. Risentiamo Ksenia Rappoport mentre è in pausa tra un take e l’altro a San Pietroburgo, sua città natale. Ci dice dei suoi riccioli scomposti dal vento che incalza. 36 anni, accento russo marcato. «Fuori fa ghiaccio». Ride.
L’Uomo Vogue: Che film stai girando?
Ksenia Rappoport: «Un film russo che si dovrebbe intitolare “La guardia bianca”, con un regista di quelli tosti della nuova generazione, Sergei Snezhkin.

giovedì 4 novembre 2010

Jason Moran and The Bandwagon

Jason Moran e Alicia Hall Moran fotografati su L’Uomo Vogue, ottobre 2008
Milano fatica a costruire un panorama jazzistico auto-sostenibile e ribollente; poche le eccezioni: Blue Note, La Salumeria della Musica, la serie Aperitivo in Concerto del Teatro Manzoni. Proprio al Blue Note settimana prossima va in scena una bella doppietta. Il 10 novembre vi suona l’ottimo Robert Glasper: ne parleremo più avanti. Per ora, focus sull’11 novembre quando in Via Borsieri approda un altro pianista, Jason Moran, 35enne texano trapiantato a New York, dove vive con la moglie, il soprano Alicia Hall Moran, e i loro gemelli. Col bassista Tarus Mateen e il batterista Nasheet Waits forma il trio The Bandwagon, che propone un jazz intelligente e contemporaneo. È tra i 23 “creativi eccellenti” premiati con una MacArthur Fellowship. Mai pedante, mescola politica, educazione civica, filosofie pittoriche, oltre alle riletture a volte oblique dei sound più disparati (dal funk al gospel all'opera). Ha innumerevoli album all’attivo, progetti multimediali, collaborazioni con performance artists. Gli abbiamo parlato a pochi giorni dalla data milanese.
L’Uomo Vogue: Ipotizzo che il cardine del tuo concerto sarà “Ten”, l’album che celebra il decimo anniversario di The Bandwagon e che l’etichetta Blue Note ha pubblicato da poco: è così? Con che criterio metti insieme le tue scalette? 
Jason Moran: «Gran parte delle nostre esibizioni di questo periodo è dedicata a Ten ma abbiamo anche in programma brani come “Ice cream castles” di The Time e “Blessing the boats” di Alicia Hall Moran. Il nostro repertorio non è mai preconfezionato, le decisioni le prendiamo mentre suoniamo.

martedì 2 novembre 2010

L’asso di spade

Matteo Tagliariol fotografato su L’Uomo Vogue, ottobre 2009
In auto verso Milano, di ritorno da una seduta di rifinitura in quel di Parma, il campione olimpico di spada Matteo Tagliariol (trevisano, classe 1983), fa il punto sull’imminente campionato mondiale di Parigi (4-13 novembre).
L’Uomo Vogue: Ci dai le tue sensazioni della vigilia? Miri diretto all’oro o hai il podio come obiettivo minimo?
Matteo Tagliariol: «Direi che da un paio d’anni non mi sentivo così bene. Non sono scaramantico, mi sento di dire, come feci alle Olimpiadi, che punto all’oro. Poi, si sa, nel nostro sport ogni match vede due atleti di fronte... Ma se si trattasse, per assurdo, di una prova sui 100 metri piani e mi sentissi così, ti direi: “Vinco io!”. E c’è anche il fatto che al momento sono al quarto posto nel ranking mondiale. Ci tengo tanto e visto che vengo dall’argento dell'anno scorso, anche un terzo posto mi farebbe perdere punti preziosi».
L’U.V.: Quante ore al giorno ti allenavi nel ritiro di Formia? E ci sono metodi mirati sulle varie specialità, o addirittura sui singoli atleti?
M.T.: «La preparazione per le tre armi è simile, con qualche variazione dovuta ai movimenti più ricorrenti nella specialità. Piuttosto differenti, invece, i carichi di lavoro per i singoli perché si parla di caratteristiche fisiche e tecniche diverse».
L’U.V.: C'è un avversario che vorresti incontrare soltanto in finale?
M.T.: «La spada è la specialità con più concorrenza: le altre armi vedono gare con 60 concorrenti, mentre noi siamo anche in 170, con 40 possibili vincitori. I tre più insidiosi per me sono il francese Lucenay, l’ungherese Boczkó (la mia bestia nera) e il coreano Jung».
L’U.V.: Dunque il concetto di “bestia nera” è reale e va oltre il caso, o sono scaramanzie?
M.T.: «Certo. Nel tempo l’avversario in questione si può esorcizzare, di solito finisco per riuscirci. Il termine indica qualcuno che, pur non essendo per forza il migliore, o migliore di te, ha caratteristiche tali da adattarsi meglio di altri alle tue. E c’è da dire che, eliminata una bestia nera, può capitare che ne spunti un’altra, magari molto diversa dalla precedente».
L’U.V.: Come vivi le ore precedenti una gara come quella che ti attende a Parigi?
M.T.: «Sono fin troppo tranquillo. A Pechino, per esempio, il mio maestro doveva portarmi via quasi di peso dai giornalisti, con cui mi trattenevo volentieri. Essere calmo mi aiuta, ma aveva ragione anche lui: non bisogna esagerare e io ho in effetti bisogno di qualcuno che mi aiuti a isolarmi un po’ per concentrarmi al meglio».
L’U.V.: Quale l’arma azzurra più forte? E quali singoli prevedi, nella tua sfera di cristallo, con l’oro al collo?
M.T.: «Punto su fioretto e spada maschile. Vuoi due nomi “sicuri”? Sulla Vezzali mi giocherei tutto, ma mi aspetto un primo posto anche da Baldini. E non certo perché è un mio caro amico». di Sergio Maggio

Il blog di Matteo Tagliariol